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giovedì, 29 Luglio 2021 / Pubblicato il In Primo Piano, News

Nel 2020, secondo il rapporto annuale 2021 dell’Istat, le visite specialistiche di controllo o prime visite, finalizzate a impostare un eventuale piano diagnostico terapeutico si sono ridotte di quasi 1/3 (65% Basilicata, 53% Valle d’Aosta, 50% Marche). Per la Corte dei Conti anche i ricoveri per la gestione del paziente cronico con polimorbidità e fragilità (insufficienza renale, disturbi della nutrizione, psicosi, demenza, BPCO,… ) hanno visto una forte contrazione.

Tra il 2010 e il 2018 aumentano il numero di persone trattate in Assistenza Domiciliare Integrata ma si riducono le ore destinate a ciascun caso. Ad incidere sono anni di blocco del turnover del personale sanitario che sempre tra il 2010 e il 2018 ha comportato una riduzione di 42.000 unità, di cui 5.500 medici e circa 8.000 infermieri. I Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) rimangono spesso ancora sulla carta e le differenze sul territorio nazionale sono rilevanti, perché ad arrancare c’è anche l’informatizzazione del SSN con un Fascicolo Sanitario Elettronico che viaggia nelle Regioni a velocità troppo differente: si passa dal 100% di cittadini che in Sardegna hanno attivato il FSE (secondo trimestre 2021), al 99% in Lombardia, al 97% Prov. Trento, al 2% Molise, mentre quelli che lo hanno utilizzato negli ultimi 90 giorni (secondo trimestre 2021) oscillano dal 100% della Sardegna, all’88% dell’Emilia Romagna, 72% del Veneto e 6% della Sicilia.

E ancora. A pesare come un macigno sulla presa in carico delle persone con cronicità c’è la mancata attuazione, in molte Regioni, del Piano Nazionale della Cronicità approvato ormai quasi 5 anni fa. Recepito formalmente da tutte le Regioni, solo poche ne hanno messo a terra le attività previste e i sistemi di stratificazione della popolazione sono realtà solo il alcune Regioni, nonostante i finanziamenti dell’UE (Pon Gov).

L’analisi è di Tonino Aceti, Presidente di Salutequità, che ha snocciolato dati e avanzato proposte durante l’audizione presso l’Intergruppo parlamentare sulle Cronicità.

“Ora il SSN può e deve fare di più per le persone con cronicità – ha dichiarato Aceti – accelerando con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, trasformando in realtà e in tutte le Regioni le Case della Comunità, gli Ospedali di comunità e l’Adi. Per realizzare tutto questo bisogna però rilanciare il distretto sanitario, integrare sanità e sociale, varare gli standard dell’assistenza socio-sanitaria territoriale, gli standard del personale e definire il modello operativo di interazione/collaborazione tra i diversi professionisti sanitari (ruoli, funzioni, responsabilità,…), rispetto ai quali continua ad esserci anche il tema delle carenze. Contestualmente va rilanciato il Piano nazionale della cronicità che deve tornare all’ordine del giorno dei lavori ripresi sul Patto per la Salute tra Governo e Regioni, deve essere finanziato con risorse vincolate e attuato realmente in tutte le Regioni, riconoscendo la sua implementazione come un vero e proprio adempimento LEA.

Il Piano, infine, dovrebbe essere attualizzato con le innovazioni positive introdotte con i Decreti emergenziali (Infermiere famiglia, assistenti sociali, psicologi, telemedicina,..) – ha concluso Aceti – e dovrebbe riconoscere e affrontare anche altre patologie come la psoriasi, l’asma anche nell’adulto e in tutte le condizioni di gravità, la sclerosi multipla, la poliposi nasale,…”

 

lunedì, 26 Luglio 2021 / Pubblicato il Report

Diritti dei pazienti al palo da 4,5 anni, nuovi Lea solo sulla carta e risultati da Regione a Regione con un’assistenza lungo l’Italia di serie A e una di serie B.

La causa è la mancata emanazione del Decreto di fissazione delle tariffe dei nuovi LEA che doveva avvenire 3,5 anni fa, come previsto dalla L. di Bilancio 2018 che fissava il termine al 28 febbraio 2018. Anche l’ultimo Patto per la Salute prevede tra i primi impegni l’approvazione del Decreto Tariffe, senza il quale non possono entrare in vigore i nuovi Nomenclatori dell’assistenza protesica e della specialistica ambulatoriale, con effetti anche sull’equità di accesso alle cure.

A QUESTO LINK IL V REPORT SALUTEQUITA’

lunedì, 26 Luglio 2021 / Pubblicato il In Primo Piano, News, Uncategorized

Diritti dei pazienti al palo da 4,5 anni, nuovi Lea solo sulla carta e risultati da Regione a Regione con un’assistenza lungo l’Italia di serie A e una di serie B.

La causa è la mancata emanazione del Decreto di fissazione delle tariffe dei nuovi LEA che doveva avvenire 3,5 anni fa, come previsto dalla L. di Bilancio 2018 che fissava il termine al 28 febbraio 2018. Anche l’ultimo Patto per la Salute prevede tra i primi impegni l’approvazione del Decreto Tariffe, senza il quale non possono entrare in vigore i nuovi Nomenclatori dell’assistenza protesica e della specialistica ambulatoriale, con effetti anche sull’equità di accesso alle cure.

Il problema è confermato dall’indagine realizzata da Salutequità – contenuta nel suo V° Report Nuovi LEA e Cronicità tra disuguaglianze e diritti inesigibili dei pazienti” – che ha passato in rassegna i nomenclatori tariffari di 10 Regioni, prendendo in considerazione tra le nuove prestazioni sanitarie del SSN l’esame del FENO (ossido nitrico esalato) per le malattie respiratorie come l’asma: a causa della mancata emanazione del Decreto tariffe, solo 1 Regione su 10 monitorate, cioè il FVG, ha inserito l’esame con un codice ad hoc nel proprio Nomenclatore.

“ I nuovi Lea sono diventati vecchi senza essere stati praticamente attuati a causa di un rimpallo tra Ministero della Salute e MEF legato alla loro copertura economica, che oggi sembra davvero poca cosa vista la quantità di risorse che si sta gestendo per far fronte alla pandemia e per il PNRR – ha dichiarato Tonino Aceti, Presidente di Salutequità – Ora va avviata una stagione espansiva per i diritti di tutti i pazienti attraverso un “National Recovery Plan For Patients’ Rights” in grado di rendere innanzitutto esigibili in tutte le Regioni i nuovi Lea con lo sblocco del Decreto Tariffe e di procedere con il loro aggiornamento “

Ma gli inadempimenti sui nuovi Lea non finiscono qui. Entro il 15 marzo 2017 doveva esser adottato il primo aggiornamento dei LEA e invece nulla: abbiamo nuove tecnologie, altre superate o non così utili, ma anche nuove condizioni da tutelare o prestazioni ancora non esenti ticket per alcuni pazienti (es. asma, mici, poliposi nasale,…).

All’appello mancano anche le linee di indirizzo volte a garantire omogeneità nei processi di integrazione istituzionale, professionale e organizzativa dei percorsi assistenziali domiciliari, territoriali, semiresidenziali e residenziali (art. 21 LEA), che in tempi di Covid-19 sarebbero state molto utili.

Come pure non vi è ancora traccia degli Accordi Stato-Regioni funzionali a ridurre le disuguaglianze (art. 64 LEA), andando a fissare i criteri uniformi per la individuazione di limiti e modalità di erogazione delle prestazioni da parte delle Regioni

In ritardo anche l’attuazione del Piano nazionale della Cronicità e con differenze regionali, fondamentale per i diritti dei pazienti e molto attuale viste le misure del PNRR sull’assistenza territoriale: 2 mesi per il suo recepimento in Puglia contro i circa 4 anni del FVG.

“Il Piano va rilanciato e ammodernato con le innovazioni positive introdotte nel SSN nel corso della pandemia, con un sistema di monitoraggio forte e integrandolo con patologie attualmente non ricomprese come ad es. la psoriasi, la sclerosi multipla, la poliposi nasale, l’asma anche nell’adulto,…  – ha concluso Aceti”

A QUESTO LINK IL V RAPPORTO SALUTEQUITA’

mercoledì, 21 Luglio 2021 / Pubblicato il In Primo Piano, News

La Commissione Igiene e Sanità del Senato intende continuare ad approfondire il problema delle cure mancate per i pazienti non covid-19 nel 2020 e 2021, il livello di attuazione delle misure emergenziali per il potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e per il recupero delle liste di attesa, congiuntamente al grado di utilizzo delle relative risorse stanziate per le Regioni.

Per questo nei prossimi giorni sarà audita Salutequità, Associazione per la valutazione della qualità delle politiche per la Salute, nell’ambito dell’affare assegnato sulla medicina territoriale.

Questo quanto deciso nel colloquio tra la Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Annamaria Parente e il Presidente di Salutequità, Tonino Aceti.

“Siamo lieti che il Senato abbia riconosciuto e si faccia carico attivo del problema che la nostra Associazione ha sollevato fin dall’anno scorso e ci mettiamo a disposizione per fornire tutti i dati e le valutazioni che servono”, ha detto Aceti.

Quello delle cure mancate durante la pandemia e da recuperare è un vero tsunami per il servizio sanitario nazionale: oltre un milione e 300mila ricoveri saltati, di cui più di 500mila urgenti. Radioterapia, chemioterapia, ricoveri per il tumore alla mammella, ai polmoni, al pancreas, impianto defibrillatori e pacemaker, interventi cardiochirurgici maggiori: il calo nel 2020 è tra il 10 e il 30% a seconda della prestazione. E anche i trapianti hanno fatto marcia indietro: -8 per cento. E poi – continua Aceti – 144,5 milioni di prestazioni specialistiche ambulatoriali in meno, 90 milioni di prestazioni di laboratorio sempre in meno, così come 8 milioni di prestazioni di riabilitazione e 20 milioni di diagnostica”.

Per questo abbiamo apprezzato l’attenzione al problema mostrato dalla Presidente Parente, che ringraziamo – ha concluso Aceti”

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