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giovedì, 15 Aprile 2021 / Pubblicato il In Primo Piano, News

Il presidente di Salutequità, Tonino Aceti, è intervenuto alla trasmissione “Mi manda Rai3” sull’argomento dei furti i pazienti ricoverati in ospedale, già frequente prima della pandemia, ma più grave e presente durante Covid-19.

“Molto grave – ha detto Aceti – non riuscire a rientrare in possesso dei propri effetti personali o di quelli dei propri cari dopo un ricovero in ospedale. E’ un vecchio problema che diventa ancora più rilevante in una condizione di particolare fragilità dei pazienti alle prese con la pandemia. E’ un fatto che  incide sull’umanizzazione dell’assistenza e sul rapporto di fiducia tra cittadini e Servizio Sanitario Nazionale”.

“In un Paese civile questo non può e non deve accadere”, ha dichiarato con forza il presidente di Salutequità.

“Come pure – ha concluso – sono  inaccettabili le differenti procedure di presa in custodia dei beni dei pazienti da parte delle ASL. Serve uno standard nazionale al quale far tendere tutte le strutture sanitarie e da monitorare. Salutequità al lavoro per garantire equità, qualità e umanizzazione dell’assistenza”.

A QUESTO LINK IL VIDEO DEL SERVIZIO A ‘MI MANDA RAI3’

A QUESTO LINK IL VIDEO INTEGRALE DELLA TRASMISSIONE SU RAIPLAY (l’intervento inizia al minuto 27.43)

giovedì, 08 Aprile 2021 / Pubblicato il In Primo Piano, News

La metà dei ricoveri programmati è saltata nei primi sei mesi 2020 a causa della pandemia.

Oggi lo hanno certificato l’Agenas e la Scuola Sant’Anna di Pisa (MES) che hanno condotto e presentato uno studio ad hoc, da cui il “lato peggiore” che emerge è la differenza nelle Regioni, che genera una netta mancanza di equità tra i cittadini.

A dicembre lo stesso allarme lo ha lanciato Salutequità, Organizzazione indipendente per la valutazione della qualità delle politiche per la salute, che oltre alla caduta libera di ricoveri (una media del -40%, ma non solo tra quelli programmati) ha messo in evidenza il crollo delle ricette per prestazioni di specialistica ambulatoriale (-58%, 13,3 milioni di accertamenti diagnostici e 9,6 milioni di visite specialistiche in meno) e screening oncologici (-50/55%: nel complesso nei primi mesi 2020 non sono state diagnosticate circa 4.300 neoplasie e 4.000 adenomi) oltre che una drastica contrazione della spesa per farmaci innovativi non oncologici che, in alcune Regioni, ha riguardato anche quelli oncologici.

Covid-19 è stato ed è ancora un moltiplicatore di disuguaglianze, con un rischio prevedibile sul livello di salute degli italiani.

E su questo Salutequità incalza: se nei primi sei mesi il risultato è questo, cosa è accaduto fino a fine anno? Perché un dato che dovrebbe essere già ormai, purtroppo, evidente, tarda ancora a essere reso noto?
Nella seconda parte dell’anno, solo per fare un esempio – ricorda Tonino Aceti, presidente di Salutequità – l’ulteriore riduzione degli screening ha prodotto 13.011 minori diagnosi tra lesioni, carcinomi e adenomi avanzati: il 57% in più del dato della prima metà dell’anno”.
Aceti punta il dito sul ritardo con cui sono resi noti i dati: “
I ritardi nella pubblicazione dei dati contenuti nelle rilevazioni ufficiali hanno sempre rappresentato una criticità importante del SSN, sia dal punto di vista della verifica dell’efficacia degli interventi, sia da quello sulle modalità di utilizzo delle risorse stanziate, a partire da quelle previste nei provvedimenti emergenziali per il potenziamento del SSN, dall’assistenza territoriale, al recupero delle liste di attesa”.

E Salutequità lancia precise proposte per colmare il gap di cui anche Agenas e i suoi partner potrebbero essere attori.

“È necessario – sottolinea Aceti – predisporre un preciso programma che parta dall’immediato aggiornamento al 2020 e relativa pubblicazione di tutte le rilevazioni ufficiali delle diverse istituzioni sanitarie (e non), per misurare lo stato attuale dell’assistenza garantita ai pazienti NON Covid-19, rilevare le criticità nell’accesso alle cure e impostare subito un Piano nazionale di recupero del SSN per gli assistiti non Covid. Per questo serve una nuova Relazione sullo stato sanitario del Paese 2020-2021 (l’ultima si riferisce al 2012-2013), come pure avviare un’indagine conoscitiva parlamentare sullo stato dell’assistenza garantita ai pazienti NON Covid”.

mercoledì, 24 Marzo 2021 / Pubblicato il In Primo Piano, News in Home

Effetto Covid: la Lombardia ha perso 2,4 anni di vita, il 10% di un’intera generazione. Ma la lancetta dell’attesa di vita alla nascita in Italia, con la pandemia è andata indietro in media quasi di un anno e le differenze nelle Regioni sono evidenti, con la prima fase del Covid che ha abbassato l’asticella soprattutto nelle Regioni del Nord. In generale in Italia si sono persi in media circa 9 mesi.

Ma i problemi non si fermano qui. E a metterli in evidenza è l’Osservatorio permanente sullo stato dell’assistenza ai pazienti NON Covid-19 lanciato con il terzo Rapporto di Salutequità, Organizzazione indipendente per la valutazione della qualità delle politiche per la salute, dedicato alla “Trasparenza e accesso ai dati sullo stato dell’assistenza ai pazienti NON Covid-19”.

E’ in aumento di circa il 40% rispetto al 2019 la rinuncia alle cure dei pazienti non-Covid-19. Nel 2020 il 10% dei cittadini ha rinunciato alle cure, circa la metà a causa del Covid-19, contro il 6,3% del 2019. Il fenomeno raddoppia rispetto al 2019, sempre a causa del Covid, in Piemonte (48,5%), Liguria (57,7%), Lombardia (58,6%) e Emilia-Romagna (52,2%). Le donne hanno rinunciato maggiormente alle cure.

Se va male per chi contrae l’infezione da Sars-Cov2, va malissimo per chi era già affetto da altre patologie o, peggio, per chi avrebbe potuto evitarle grazie agli screening oncologici: nel periodo gennaio-settembre 2020 rispetto allo stesso periodo 2019 sono stati svolti 2.118.973 in meno di screening cervicale, mammografico e colorettale (-48,3%).

Questa riduzione ha prodotto 13.011 minori diagnosi tra lesioni, carcinomi e adenomi avanzati.

La contrazione dell’accesso alle cure ha influito anche sull’accesso alle terapie innovative. Nel periodo gennaio-settembre 2020 continua l’importante riduzione della spesa dei farmaci innovativi non oncologici: -122,4 MLN di euro rispetto al 2019.

“Quel che è peggio però è che se da un lato nessun provvedimento per gli anni 2021 e seguenti, a partire dall’ultima legge di Bilancio per arrivare al recente decreto Sostegni, ha preso in considerazione una qualsiasi forma di programmazione e/o finanziamento per il “rientro” delle mancate terapie non-Covid – ha dichiarato Tonino Aceti Presidente di Salutequità – mancano anche all’appello una serie di dati ufficiali accessibili pubblicamente, fondamentali per dimensionare con precisione l’effettivo fenomeno e mettere in campo rapidamente le necessarie azioni correttive e monitorarle tempestivamente”.

Ecco alcuni esempi:

  • Relazione sullo stato sanitario del Paese – ultima quella 2012-2013 – 7 anni di ritardo rispetto ai dati 2020;
  • Monitoraggio dei LEA, risultati dell’anno 2018 –- 2 anni di

ritardo rispetto ai dati 2020;

  • Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA (NSG) – Risultati dell’anno 2018 –

2 anni di ritardo rispetto al 2020;

  • Annuario statistico del Servizio sanitario nazionale – Ultimo anno

disponibile 2018 – 2 anni di ritardo rispetto ai dati 2020;

  • Il personale del sistema sanitario italiano – ultimo anno disponibile 2018 – 2 anni di ritardo rispetto ai dati 2020;
  • Conto Annuale – ultimo disponibile quello 2018 – 2 anni di ritardo rispetto ai dati 2020;
  • Rapporto annuale sulle attività di ricovero ospedaliero (SDO) – Ultimo

anno disponibile 2019 – 1 anno di ritardo rispetto ai dati 2020.

I ritardi nella pubblicazione dei dati contenuti nelle rilevazioni ufficiali hanno sempre rappresentato una criticità importante del SSN, sia dal punto di vista della verifica dell’efficacia degli interventi, sia da quello sulle modalità di utilizzo delle risorse stanziate, a partire da quelle previste nei provvedimenti emergenziali per il potenziamento del SSN, dall’assistenza territoriale, al recupero delle liste di attesa.

“Per colmare il gap – spiega Tonino Aceti, Presidente di Salutequità – è necessario predisporre un preciso programma che parta dall’immediato aggiornamento al 2020 e relativa pubblicazione di tutte le rilevazioni ufficiali delle diverse istituzioni sanitarie (e non), per misurare lo stato attuale dell’assistenza garantita ai pazienti NON Covid-19, rilevare le criticità nell’accesso alle cure e impostare subito un Piano nazionale di recupero del SSN per gli assistiti non covid. Per questo serve una nuova Relazione sullo stato sanitario del Paese 2020-2021 (l’ultima si riferisce al 2012-2013), come pure avviare un’indagine conoscitiva parlamentare sullo stato dell’assistenza garantita ai pazienti NON Covid”

A QUESTO LINK IL III RAPPORTO

sabato, 27 Febbraio 2021 / Pubblicato il In Primo Piano, News

“Le malattie rare sono una priorità che deve essere presente e affrontata in tutti i provvedimenti di salute pubblica, con una sua specifica rilevanza”.

Non ha dubbi Annalisa Scopinaro, presidente di UNIAMO, la Federazione delle Associazioni di Persone con Malattie Rare d’Italia, ottomila patologie per oltre un milione di pazienti dei quali il 40% ha meno di 18 anni di età.

I malati rari chiedono un’assistenza che partendo dalla diagnosi e terapia e dall’affidamento ai Centri specializzati presenti in Italia, si articoli anche sul territorio e li metta in grado di essere presi adeguatamente in carico soprattutto a domicilio, dove possano svolgere una vita quanto più di qualità sia possibile.

In questo senso un’opportunità fondamentale è quella della telemedicina, nominata da anni, ma poco sviluppata e che ora, grazie al Recovery Plan, dovrebbe avere un vero trampolino di lancio.

“Accanto a tutto questo però – spiega la presidente UNIAMO – è necessaria un’assistenza di prossimità, domiciliare, per la quale c’è un altro aspetto da sviluppare: l’assistenza infermieristica. Gli infermieri – aggiunge – sono i professionisti che ci affiancano lungo tutto questo percorso di vita, perché una volta effettuata la diagnosi e individuata la terapia adeguata sono quelli a cui noi facciamo riferimento sia nella scelta del percorso sia nelle difficoltà quotidiane dell’apprendimento della gestione dei nostri presìdi, dei nostri malati. L’infermiere è la figura che ci permette di gestire al meglio la terapia e spesso ci supporta in alcune scelte terapeutiche e sostiene la qualità di vita”.

Nella giornata delle Malattie Rare, la professione infermieristica gioca la carta della “partecipazione, coinvolgimento, confronto e condivisione. Le parole che caratterizzano l’idea di partnership che come Federazione vogliamo sempre più promuovere con le Associazioni di pazienti e cittadini e in questo caso con UNIAMO, che fa parte della nostra Consulta specifica”, ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI).

“È un valore e una straordinaria opportunità – ha aggiunto – che gli infermieri hanno per centrare sempre più l’agire quotidiano e la politica professionale sui veri bisogni, anche e soprattutto grazie alla figura dell’infermiere di famiglia e comunità, definito per legge, ma che ora si deve sviluppare ed essere presente in tutte le Regioni, con effetti diretti e positivi sulla qualità dell’assistenza garantita ai cittadini e sulla tenuta del Ssn. Questo grazie alla professionalità e alla specializzazione degli infermieri, per essere accanto ai cittadini anche con tutto il supporto necessario delle tecnologie come la telemedicina, appunto. È il nostro Codice deontologico che lo prescrive: il tempo di relazione è tempo di cura. E nel caso delle malattie rare la relazione è essenziale non solo per chi è assistito, ma anche per chi gli è vicino”.

“Il miglior modo da parte delle Istituzioni per celebrare questa giornata così importante per la comunità dei malati rari – sottolinea Tonino Aceti, Presidente di Salutequità, organizzazione indipendente per la valutazione della qualità delle politiche per la salute – dovrebbe essere innanzitutto quella di onorare gli impegni presi e rimettere al centro delle politiche sanitarie l’equità di accesso, a partire dal rendere finalmente esigibili su tutto il territorio nazionale i Nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che a distanza di quattro anni sono ancora in gran parte solo sulla carta. Non sono infatti ancora esigibili in tutte le Regioni quelle prestazioni anche innovative inserite nel nuovo Nomenclatore della protesica e quello della specialistica ambulatoriale a causa della mancata emanazione del Decreto Tariffe, che invece sarebbe dovuta avvenire per legge entro il 28 febbraio 2018, cioè 3 anni fa. Queste inadempienze – aggiunge Aceti – hanno un impatto diretto sull’accessibilità e la qualità delle cure, ma anche sulla spesa sostenuta direttamente dalle famiglie. La pandemia in corso da più di un anno non può mandare in lockdown le altre malattie e i diritti dei pazienti non Covid, anzi su questo le Istituzioni hanno l’obbligo di cambiare passo subito e davvero”.

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