NEWS

mercoledì, 04 Maggio 2022 / Pubblicato il Eventi, News

 

Il 9 maggio evento di altissimo profilo sull’empowerment femminile aperto dalla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, moderato dalla giornalista Mariavittoria Zaglio e promosso da Abbott. Salutequità sarà presente per portare un contributo alla discussione e al confronto con l’analisi presentata dal presidente Tonino Aceti.

Un momento interessante, concreto e multi-prospettico per parlare di gender gap e di come superarlo: si affronterà il livello istituzionale; si farà il punto in Italia sulla parità di genere; si affronteranno le barriere, strategie e azioni nonché il tema delle professioni STEM e delle carriere al femminile in sanità,…

E’ possibile seguire l’evento in livestreaming! Basta inserire l’appuntamento in calendario con questo link https://evt.to/agugoidswl

 

giovedì, 14 Aprile 2022 / Pubblicato il In Primo Piano, News

Salutequità, per meglio rispondere alla propria mission, apre oggi la manifestazione di interesse finalizzata a fare parte dell’albo di professioniste/i di Salutequità per esperte/i in project management in ambito sanitario, avente ad oggetto la progettazione, la redazione grafica e testuale di report e l’analisi in ambito sociale e sanitario, nonché l’organizzazione e gestione di eventi e campagne.

L’esigenza di assicurare dati aggiornati e puntuali sui temi della tutela della salute, dell’equità e della garanzia dei diritti dei pazienti e la necessità di poter contare su diverse esperienze e competenze ci hanno spinti ad aprire questa manifestazione di interesse.

La manifestazione d’interesse è rivolta a singole/i professioniste/i, che abbiano esperienza e competenze negli ambiti sopra riportati. A tal fine si riportano di seguito i requisiti minimi per accedere all’albo di professionisti/esperti di Salutequità:

  • Laurea
  • Esperienza comprovata in ambito sociale/sanitario/economico
  • Buona conoscenza scritta e parlata della lingua inglese

La tipologia di rapporto lavorativo che sarà utilizzata è il Contratto di Collaborazione Coordinata e Continuativa o di Lavoro Autonomo con partita IVA ed avrà una durata variabile in base al Progetto. Il compenso previsto per l’espletamento delle attività sarà commisurato alla tipologia di progetto svolto, nonché in funzione dell’effettivo livello di expertise posseduta.

Si entra nell’albo superando la selezione delle candidature effettuata da Salutequità.

Il superamento della selezione e l’inserimento nell’albo NON darà luogo necessariamente ad una collaborazione.

Invitiamo le/gli interessate/i a scrivere entro il 15 maggio albo.salutequita@gmail.com inviando il proprio CV; specificando l’ambito di esperienza ed allegando un prospetto contenente i progetti/ricerche su cui si è già lavorato; citando eventuali referenze complete di nomi ed indirizzi email; autorizzando Salutequità al trattamento dei dati personali.

lunedì, 28 Marzo 2022 / Pubblicato il In Primo Piano, News in Home

Di Tonino Aceti, Presidente Salutequità

 

In 2 anni di pandemia è stato sviluppato un importante sistema di produzione di dati aggiornati sulla diffusione del Covid-19 e sulla capacità di risposta del Servizio Sanitario Nazionale ai bisogni delle persone contagiate e agli interventi di prevenzione.

Solo per fare alcuni esempi abbiamo potuto contare su una conferenza settimanale del CTS, su un rapporto settimanale del CTS, una dashboard giornaliera del Ministero della Salute e della Protezione civile, un report quotidiano dell’ISS (epicentro), un cruscotto sull’andamento delle vaccinazioni nelle regioni, un portale covid-19 dell’Agenas, …

È decisamente diverso, invece, il quadro delle informazioni pubbliche sullo stato dell’assistenza garantita ai pazienti NON-Covid, a partire dalle persone con malattie croniche.

Su questo, i dati pubblicati e accessibili a ogni cittadino sono ancora troppo pochi e decisamente vecchi, ad eccezione di quelli relativi ai consumi e alla spesa farmaceutica (aggiornamento costante e periodico) e a quelli dell’Osservatorio nazionale Screening sui programmi di screening organizzati (dati al 2021).

Un primo e importante esempio della criticità di dati aggiornati non disponibili è rappresentato dal Nuovo Sistema di Garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza (NSG).

Il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), si legge sul sito del Ministero della Salute, “è lo strumento che consente, con le numerose informazioni ad oggi disponibili sul Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS), di misurare secondo le dimensioni dell’equità, dell’efficacia, e della appropriatezza che tutti i cittadini italiani ricevano le cure e le prestazioni rientranti nei Livelli essenziali di assistenza (LEA).”

In altre parole, è lo strumento per misurare la capacità delle Regioni di garantire l’effettività e l’equità del diritto alla salute nel nostro Paese.

Ma se il DM 12 marzo 2019 prevede che il Nuovo sistema di garanzia per il monitoraggio dell’assistenza sanitaria (pubblicato in G.U. il 14 giugno 2019) sia operativo a partire dal 1° gennaio 2020, oggi invece gli ultimi dati pubblicati dal Ministero della Salute si riferiscono ad una sua sperimentazione relativa al 2019, cioè tutti i dati relativi al periodo pre-pandemia.

Ora più che mai sarebbe invece utile averli aggiornati per capire e quantificare, durante il periodo emergenziale, quale sia stata l’effettiva resilienza del SSN, attraverso i servizi sanitari regionali, nella presa in carico dei bisogni di tutte le altre patologie diverse dal covid-19, a partire dalle cronicità, le attuali criticità e gli interventi da mettere in campo.

Inoltre, viste le innovazioni in ambito organizzativo, professionale e tecnologico intervenute in questi ultimi due anni e quelle che arriveranno a stretto giro, anche grazie all’opportunità del PNRR e all’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza, sarebbe necessario iniziare velocemente ad attrezzarsi per un suo aggiornamento strutturale, in grado di renderlo al passo con i tempi, con le priorità di politica sanitaria pubblica e capace di fotografare la reale dinamica tra cittadini e SSN.

Ad oggi, infatti, il Nuovo Sistema di Garanzia conta su 88 indicatori approvati nel 2019, prima dell’emergenza Covid e del Patto per la Salute 2019-2021.

Quest’ultimo, oltre a rimarcare la necessità dell’applicazione degli indicatori a partire dal 2020, già impegnava il Comitato Lea, sempre nel corso del 2020, a valutare “eventuali ulteriori ambiti di miglioramento e modifica del sistema di valutazione”.

Fermi al 2019 anche i dati del Rapporto SDO sui ricoveri ospedalieri, a cura del Ministero della Salute,  che “ fotografa l’attività di ricovero e cura per acuti degli ospedali italiani, pubblici e privati…”, l’Annuario Statistico del SSN (dati statistici sulle strutture della rete di offerta sanitaria, sui fattori produttivi, sull’organizzazione dei servizi,… ) e il Rapporto sul personale del SSN sempre a cura del Ministero della Salute, oltre che il Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato (pubblica dati sul personale della pubblica amministrazione e quindi anche quelli del personale sanitario).

Oggi, solo per fare qualche esempio, tra investimenti previsti nel PNRR e nell’ultima legge di Bilancio, aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza, riforma dell’assistenza territoriale (standard per distretto sanitario, ospedali di comunità, infermieri di famiglia e di comunità,…) e rinnovo dei contratti del comparto sanitario avremmo bisogno di dati molto più aggiornati rispetto a quelli attualmente disponibili per compiere passi in avanti.

Solo partendo da una corretta fotografia della realtà è possibile tracciare politiche pubbliche di qualità, aderenti veramente ai bisogni dei cittadini, dei professionisti sanitari, del SSN e più in generale in grado di centrare l’obiettivo dell’equità.

Per cambiare basterebbe guardare alle buone pratiche in atto. Proprio in questo senso perché non estendere l’esperienza di produzione del dato e delle informazioni sul Covid-19 a tutte le altre condizioni patologiche?

Se oggi sappiamo in tempo reale il numero dei nuovi contagi Covid-19, perché non possiamo fare lo stesso per le diagnosi relative alle malattie croniche? Eppure, il loro impatto in termini di salute pubblica e di sostenibilità dei Servizi Sanitari è molto importante.

Se possiamo fortunatamente contare su un cruscotto che ci dice in tempo reale quanti vaccini Covid-19 vengono somministrati in ogni Regione, perché non si fa lo stesso per rendere pubblici e trasparenti i dati sul recupero da parte delle Regioni delle liste di attesa per i pazienti NON -Covid (che hanno visto sospese molte prestazioni “procrastinabili”) e sull’utilizzo del miliardo stanziato dal Governo proprio per questa finalità?

sabato, 26 Marzo 2022 / Pubblicato il Comunicato Stampa, In Primo Piano, News

Salutequità su attuazione Intramoenia: 5 Regioni non hanno istituito l’Organismo regionale di controllo e solo 11 coinvolgono i rappresentanti degli utenti. Le Regioni recuperino velocemente le liste di attesa per non obbligare i cittadini all’intramoenia e privato.

Secondo l’ultima relazione al Parlamento sullo stato di attuazione dell’esercizio dell’attività libero-professionale intramuraria, a distanza di circa 12 anni dall’approvazione dell’Accordo Stato-Regioni 18 novembre 2010, 5 Regioni non hanno ancora attivato l’Organismo paritetico regionale per la verifica del corretto svolgimento dell’intramoenia, per la rilevazione dell’insorgenza di conflitto di interessi o di situazioni che implichino forme di concorrenza sleale, nonché per la definizione di eventuali misure sanzionatorie. Solo 11 Regioni hanno previsto la partecipazione delle Organizzazioni rappresentative degli utenti all’interno degli Organismi. 4 le Regioni che hanno invece riunito una sola volta l’organismo regionale, mentre in 3 regioni è stato istituito solo a partire dagli anni 2020-2021.

Questi i dati sottolineati da Tonino Aceti, Presidente di Salutequità, intervenuto all’evento organizzato dall’Agenas sullo stato di attuazione dell’esercizio dell’attività libero-professionale intramuraria.

“Dopo 2 anni di pandemia, durante i quali sono saltati 1,3 MLN di ricoveri e 144 MLN di prestazioni di specialistica ambulatoriale e un recupero delle liste di attesa da parte delle regioni che procede ancora troppo lento, il tema della governance, controllo e utilizzo etico dell’istituto dell’intramoenia assumono oggi un’importanza straordinaria.

Per evitare una sanità di serie A e una di serie B, da una parte è necessario che le Regioni accelerino nel recupero delle cure mancate a causa del Covid-19 utilizzando bene e velocemente i 500 milioni stanziati con l’ultima legge di Bilancio, dall’altra serve un’azione di monitoraggio sempre più forte e di intervento, laddove serva, sull’intramoenia – ha dichiarato Aceti.

Abbiamo molti dati sull’intramoenia ma ancora non è chiaro cosa accade concretamente nel momento in cui una Regione risulti inadempiente nel rispetto delle norme che la disciplinano. Non sappiamo ad esempio dove e quante volte sia stata utilizzata la sospensione dell’intramoenia in caso di superamento del rapporto tra attività in libera professione e nel canale istituzionale, come pure in caso di sforamento dei tempi massimi di attesa previsti dalla Regione (come previsto dal Piano nazionale Governo Liste Attesa 2019-2021)

Il Nuovo Sistema di Garanzia dei Lea non ha indicatori di monitoraggio sul corretto utilizzo dell’intramoenia da parte delle Regioni, come pure sono ancora troppo pochi quelli sul rispetto dei tempi massimi di attesa nel canale istituzionale – ha continuato Aceti.

Inoltre, non ci sono dati pubblicati a livello nazionale sulle modalità di utilizzo del 5% del fatturato del professionista che viene trattenuto dalla ASL. È effettivamente sempre utilizzato per l’abbattimento delle liste di attesa così come prevedono le norme?

Su tutto questo si gioca il rapporto di fiducia tra cittadini e SSN – ha quindi concluso Aceti – i quali difficilmente riuscirebbero ad accettare ancora una volta, come già accaduto nel 2020, una bassa velocità di recupero delle liste di attesa arretrate e quindi una necessità crescente sempre più obbligata, per chi potrà permetterselo, di utilizzare l’intramoenia o il privato per accedere alle cure necessarie.

TORNA SU