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mercoledì, 22 Giugno 2022 / Pubblicato il Eventi

Il 15 giugno a Roma Salutequità ha presentato le risultanze della Gap Analysis sul Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) dei Livelli Essenziali di assistenza.

Il confronto con esperti rappresentanti di Associazioni pazienti, Ministero della Salute, Agenas, ISS, aziende sanitarie e ospedaliere, ospitalità privata, conferenza delle Regioni, imprese.

L’evento è una tappa del progetto Salutequità per l’equità nel Nuovo Sistema Nazionale di Garanzia (NSG) dei Livelli Essenziali di Assistenza – Salutequità (salutequita.it)

mercoledì, 15 Giugno 2022 / Pubblicato il Report

Rispetto al vecchio sistema (Griglia LEA con 34 indicatori), però, secondo il rapporto di Salutequità illustrato dal presidente Tonino Aceti, il Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA ha 12 indicatori “Core” di monitoraggio in meno, tutti approvati prima della Pandemia e del PNRR, quindi inadeguati alle attuali sfide che attendono il SSN e i diritti dei pazienti, mettendo a rischio l’equità del sistema.

“I maggiori finanziamenti messi sinora sul piatto potrebbero però non essere sufficienti per aumentare come servirebbe l’accesso alle cure dei cittadini, ridurre le liste di attesa, contrastare le disuguaglianze e mettere a terra le riforme, a partire da quella della nuova sanità territoriale – ha dichiarato Tonino Aceti, Presidente di Salutequità – Serve un sistema di controllo e verifica dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza nelle Regioni più forte e dinamico rispetto a quello attuale, in grado di cogliere molto meglio le reali difficoltà che ogni giorno incontrano i cittadini in tutti gli ambiti dell’assistenza, poter intervenire con misure più mirate di potenziamento dei LEA, spingere in tutte le Regioni l’attuazione concreta della programmazione nazionale e delle riforme, così da utilizzare al meglio tutte le risorse stanziate. Il Nuovo Sistema di garanzia dei LEA entrato in vigore il 1° gennaio 2020 è già vecchio e va subito ammodernato, come peraltro previsto dal Patto per la Salute 2019-2021. Inoltre, un suo rafforzamento darebbe al Ministero della Salute anche la possibilità di esercitare in modo più incisivo le sue competenze a garanzia dell’unitarietà del SSN e dell’esigibilità dei LEA in tutte le Regioni. Ministero della Salute, MEF e Regioni aprano subito un tavolo”.

A QUESTO LINK IL RAPPORTO N. 8

“GAP ANALYSIS PER L’EQUITÀ NEL NUOVO SISTEMA DI GARANZIA DEI LEA”

mercoledì, 15 Giugno 2022 / Pubblicato il In Primo Piano, News in Home

Alla sanità pubblica 124 miliardi nel 2022, ma il nuovo sistema nazionale di controllo e verifica dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) nelle Regioni ha troppe “falle”, che se non corrette subito faranno aumentare le disuguaglianze e renderanno sempre meno esigibile il Diritto alla Salute.

Rispetto al vecchio sistema (Griglia LEA con 34 indicatori), il Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA ha 12 indicatori “Core” di monitoraggio in meno, tutti approvati prima della Pandemia e del PNRR, quindi inadeguati alle attuali sfide che attendono il SSN e i diritti dei pazienti. Nessun indicatore (core) ad esempio su PDTA, Telemedicina, farmaci innovativi, aderenza terapeutica, Pronto Soccorso, intramoenia, malattie rare, equità sociale, recupero cure mancate e solo un indicatore su liste di attesa. Manca un sistema di aggiornamento agile, flessibile e dinamico degli indicatori di monitoraggio e la pubblicazione dei dati 2020 è già in ritardo di sei mesi rispetto alla scadenza prevista al 31 dicembre 2021.

Tutto questo in un quadro in cui il monitoraggio e la verifica hanno più valore che mai: in due anni di pandemia cresce la rinuncia alle cure, sono saltate visite ed esami anche per i malati cronici e peggiora l’aderenza terapeutica ai trattamenti.

Nel 2021, secondo l’ultimo Rapporto BES dell’Istat, è quasi raddoppiata rispetto al 2019 la percentuale di chi ha rinunciato alle cure: dal 6,3% del 2019 si è passati all’11% del 2021. Tra le Regioni con più alta rinuncia alle cure vi è la Sardegna (18,3%), l’Abruzzo (13,8%), il Molise e il Lazio (13,2%). Parallelamente, secondo l’ultimo Report consumi dell’Istat, nel 2021 aumentano anche le spese sanitarie a carico delle famiglie, attestandosi a 118 euro al mese con un +9% rispetto al 2020.

La pandemia ha influito anche sulla presa in carico delle cronicità.

Secondo il Rapporto Annuale 2021 dell’ISTAT, infatti, nel 2020 sono saltate rispetto al 2019 quasi 1/3 delle visite di controllo e prime visite volte ad impostare il Piano terapeutico.

A risentirne subito è stata l’aderenza terapeutica: secondo il Rapporto Osmed 2020 dell’Aifa, è ad esempio aumentata la percentuale di persone con bassa aderenza al trattamento con farmaci per l’ipertensione e lo scompenso cardiaco, attestandosi nel 2020 al 18,1% (variazione di +2 punti percentuale rispetto al 2019).

La bassa aderenza tende ad aumentare con l’età e comunque presenta valori più critici al Sud e al Centro.

Contestualmente il Governo ha incrementato le risorse per il Servizio Sanitario Nazionale portandole da oltre 114 miliardi del 2019 a circa 124 nel 2022 e 128 nel 2024, e potrà contare su18,5 miliardi aggiuntivi del PNRR attraverso i quali realizzerà investimenti e riforme.

“I maggiori finanziamenti messi sinora sul piatto potrebbero però non essere sufficienti per aumentare come servirebbe l’accesso alle cure dei cittadini, ridurre le liste di attesa, contrastare le disuguaglianze e mettere a terra le riforme, a partire da quella della nuova sanità territoriale – ha dichiarato Tonino Aceti, Presidente di Salutequità – Serve un sistema di controllo e verifica dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza nelle Regioni più forte e dinamico rispetto a quello attuale, in grado di cogliere molto meglio le reali difficoltà che ogni giorno incontrano i cittadini in tutti gli ambiti dell’assistenza, poter intervenire con misure più mirate di potenziamento dei LEA, spingere in tutte le Regioni l’attuazione concreta della programmazione nazionale e delle riforme, così da utilizzare al meglio tutte le risorse stanziate. Il Nuovo Sistema di garanzia dei LEA entrato in vigore il 1° gennaio 2020 è già vecchio e va subito ammodernato, come peraltro previsto dal Patto per la Salute 2019-2021. Inoltre, un suo rafforzamento darebbe al Ministero della Salute anche la possibilità di esercitare in modo più incisivo le sue competenze a garanzia dell’unitarietà del SSN e dell’esigibilità dei LEA in tutte le Regioni. Ministero della Salute, MEF e Regioni aprano subito un tavolo”.

Per questo Salutequità ha lavorato ad una “Gap Analysis per l’Equità nel Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA”, realizzata grazie al contributo non condizionato del Gruppo Servier in Italia e presentata oggi a Roma nel corso di un seminario nazionale di confronto alla presenza di molteplici esperti e decisori, con l’obiettivo di contribuire con idee costruttive al cambiamento che serve al Paese.

 

Ecco i principali risultati della “Gap Analysis per l’Equità nel Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA” realizzata da Salutequità.

 

  1. Nuovi indicatori “Core” da integrare nel NSG dei Lea.

Rispetto alla vecchia Griglia Lea 2019 ci sono ben 12 indicatori in meno.

Andrebbero messi a punto/rafforzati indicatori ad hoc su:

  • attuazione Piano Nazionale della Cronicità, con particolare riguardo al sistema di stratificazione della popolazione (oggi nessun indicatore previsto), aderenza terapeutica e PDTA (oggi indicatore No Core);
  • qualità e accessibilità dell’assistenza primaria (oggi nessun indicatore previsto);
  • equità di accesso alla telemedicina e completezza/utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico (oggi nessun indicatore previsto);
  • pieno e tempestivo accesso ai farmaci innovativi (oggi nessun indicatore previsto);
  • qualità dell’Assistenza Domiciliare Integrata (oggi nessun indicatore previsto);
  • rispetto norme liste di attesa (oggi 1 solo indicatore previsto) e recupero delle cure mancate a causa del Covid (oggi nessun indicatore previsto);
  • attuazione e rispetto del Decreto sugli standard dell’assistenza territoriale (DM 71) a partire dagli standard dell’infermiere di famiglia e di comunità (IFEC), all’ulteriore personale infermieristico, medico e delle altre professioni coinvolte (oggi nessun indicatore previsto);
  • accessibilità, qualità e sicurezza delle cure all’interno dei Pronto Soccorso (oggi nessun indicatore previsto);
  • qualità, accessibilità ed equità dell’assistenza garantita alle persone con malattie rare (oggi nessun indicatore previsto);
  • umanizzazione (oggi nessun indicatore previsto) e sicurezza delle cure (Legge Gelli/Bianco);
  • rispetto delle norme relative alla regolamentazione dell’intramoenia (oggi nessun indicatore previsto);
  • equità sociale attraverso il tasso di rinuncia alle cure (ora indicatore No Core);

 

  1. Modalità di aggiornamento degli Indicatori.

È necessario prevedere un sistema di aggiornamento agile, flessibile e dinamico degli indicatori di monitoraggio. Ad oggi invece è prevista l’adozione di un nuovo Decreto. Inoltre, il Comitato Lea dovrebbe essere integrato con la partecipazione di componenti laici.

 

  1. Accountability

È necessario garantire il rispetto della tempistica di pubblicazione dei dati.

Entro il 31 dicembre 2021 dovevano essere pubblicati i dati relativi alla valutazione 2020. Invece ad oggi sono pubblicati solo i dati 2019. Sarebbe particolarmente utile pubblicare anche i contenuti dei processi di audit con le Regioni e i relativi percorsi di miglioramento dei Lea, i Piani di potenziamento del “Lea critico” nonché gli interventi di competenza del Ministro adottati in caso di inerzia o di mancato raggiungimento degli obiettivi di miglioramento.

A QUESTO LINK IL RAPPORTO

A QUESTO LINK LE SLIDE DI PRESENTAZIONE

martedì, 07 Giugno 2022 / Pubblicato il In Primo Piano, News in Home, Uncategorized

 

«I 4 miliardi che secondo le
Regioni mancano coprire le
spese del Covid. La mancata
Intesa dei governatori sulle nuove
cure territoriali in attuazione del
Pnrr, proprio per il disaccordo sulla
copertura economica. Il ritardo sulla
piena attuazione dei Livelli essenziali
di assistenza. Questi sono i tre segnali
forti che impongono una riflessione
sul finanziamento del Servizio
sanitario nazionale». Così Tonino
Aceti, presidente di SalutEquità,
lancia il monito sulla necessità di
sostenere il Ssn per gli anni a venire.
Eppure mai si è avuta
un’iniezione di risorse così
massiccia come in questi due anni e
la manovra ha previsto un aumento
di 2 miliardi l’anno .
Quell’incremento è in larga parte
agganciato a finalizzazioni di spesa
Mentre oggi le Regioni fanno i conti
con un Ssn profondamente diverso
dall’epoca pre Covid, in cui gli stessi
costi ordinari di gestione sono
aumentati nettamente. A fronte di
questa realtà, che richiede di
affrontare riforme decisive e di
attuare subito i nuovi Lea con
l’approvazione di un Nomenclatore
tariffario adeguatamente finanziato,
bisogna definire qual è la soglia di
finanziamento necessaria per far sì
che le Regioni non vadano in rosso.
Scenario oggi plausibile anche per le
amministrazioni benchmark. E poi a
guardare il decremento della
percentuale di spesa sanitaria sul Pil
previsto al 2024, non si sta tranquilli.
C’è il rischio quindi che una volta
superato l’effetto del Covid, anche
emotivo, la sanità torni a essere una
mera voce di spesa?
Questo è un tema molto serio, anche
a fronte delle nuove emergenze che il
Governo deve affrontare come la
guerra in Ucraina: la sfida è far sì che
il Ssn e il diritto alla salute siano in
cima alle priorità della politica a
prescindere dal Covid. Altrimenti
rischiamo di sprecare le tante risorse
in arrivo dall’Europa: se quei soldi
non saranno agganciati a politiche
espansive – che non possono
esaurirsi nel Pnrr ma esigono
decisioni di finanziamento corrente –
si tradurranno in nuovo ulteriore
sulle spalle delle nuove generazioni.
Quindi, come procedere?
Va fatta una Conferenza
straordinaria Stato-Regioni con al
centro una grande operazione
trasparenza che definisca
chirurgicamente il fabbisogno
economico reale, aggiornato alla luce
della rivoluzione Covid e del riordino
da effettuare, anche su temi-chiave
come i Lea e il personale
indispensabile, ancora oggi
ampiamente sottostimato, per
attuarli. L’urgenza deriva dalla
necessità di sostenere diritti, riforme
e investimenti del Pnrr, nel pieno
rispetto del principio di leale
collaborazione – e di sacrosanta
contestuale attività di monitoraggio e
rendicontazione – tra gli attori in
campo. Il Covid ha mostrato tutta la
fragilità del Ssn: un Governo
responsabile deve continuare a dare
priorità alla salute pubblica.
La partita si giocherà nella
legge di Bilancio?
Per quanto il contesto non sia dei più
favorevoli, la prossima manovra sarà
strategica: con lucidità dovrà
correggere e integrare finanziamenti
correnti per sostenere il Pnrr.
Altrimenti rischiamo, ad esempio, di
costruire case e ospedali di comunità
sguarnite di personale adeguato.
—B.Gob.
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