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lunedì, 26 Luglio 2021 / Pubblicato il In Primo Piano, News, Uncategorized

Diritti dei pazienti al palo da 4,5 anni, nuovi Lea solo sulla carta e risultati da Regione a Regione con un’assistenza lungo l’Italia di serie A e una di serie B.

La causa è la mancata emanazione del Decreto di fissazione delle tariffe dei nuovi LEA che doveva avvenire 3,5 anni fa, come previsto dalla L. di Bilancio 2018 che fissava il termine al 28 febbraio 2018. Anche l’ultimo Patto per la Salute prevede tra i primi impegni l’approvazione del Decreto Tariffe, senza il quale non possono entrare in vigore i nuovi Nomenclatori dell’assistenza protesica e della specialistica ambulatoriale, con effetti anche sull’equità di accesso alle cure.

Il problema è confermato dall’indagine realizzata da Salutequità – contenuta nel suo V° Report Nuovi LEA e Cronicità tra disuguaglianze e diritti inesigibili dei pazienti” – che ha passato in rassegna i nomenclatori tariffari di 10 Regioni, prendendo in considerazione tra le nuove prestazioni sanitarie del SSN l’esame del FENO (ossido nitrico esalato) per le malattie respiratorie come l’asma: a causa della mancata emanazione del Decreto tariffe, solo 1 Regione su 10 monitorate, cioè il FVG, ha inserito l’esame con un codice ad hoc nel proprio Nomenclatore.

“ I nuovi Lea sono diventati vecchi senza essere stati praticamente attuati a causa di un rimpallo tra Ministero della Salute e MEF legato alla loro copertura economica, che oggi sembra davvero poca cosa vista la quantità di risorse che si sta gestendo per far fronte alla pandemia e per il PNRR – ha dichiarato Tonino Aceti, Presidente di Salutequità – Ora va avviata una stagione espansiva per i diritti di tutti i pazienti attraverso un “National Recovery Plan For Patients’ Rights” in grado di rendere innanzitutto esigibili in tutte le Regioni i nuovi Lea con lo sblocco del Decreto Tariffe e di procedere con il loro aggiornamento “

Ma gli inadempimenti sui nuovi Lea non finiscono qui. Entro il 15 marzo 2017 doveva esser adottato il primo aggiornamento dei LEA e invece nulla: abbiamo nuove tecnologie, altre superate o non così utili, ma anche nuove condizioni da tutelare o prestazioni ancora non esenti ticket per alcuni pazienti (es. asma, mici, poliposi nasale,…).

All’appello mancano anche le linee di indirizzo volte a garantire omogeneità nei processi di integrazione istituzionale, professionale e organizzativa dei percorsi assistenziali domiciliari, territoriali, semiresidenziali e residenziali (art. 21 LEA), che in tempi di Covid-19 sarebbero state molto utili.

Come pure non vi è ancora traccia degli Accordi Stato-Regioni funzionali a ridurre le disuguaglianze (art. 64 LEA), andando a fissare i criteri uniformi per la individuazione di limiti e modalità di erogazione delle prestazioni da parte delle Regioni

In ritardo anche l’attuazione del Piano nazionale della Cronicità e con differenze regionali, fondamentale per i diritti dei pazienti e molto attuale viste le misure del PNRR sull’assistenza territoriale: 2 mesi per il suo recepimento in Puglia contro i circa 4 anni del FVG.

“Il Piano va rilanciato e ammodernato con le innovazioni positive introdotte nel SSN nel corso della pandemia, con un sistema di monitoraggio forte e integrandolo con patologie attualmente non ricomprese come ad es. la psoriasi, la sclerosi multipla, la poliposi nasale, l’asma anche nell’adulto,…  – ha concluso Aceti”

A QUESTO LINK IL V RAPPORTO SALUTEQUITA’

mercoledì, 21 Luglio 2021 / Pubblicato il In Primo Piano, News

La Commissione Igiene e Sanità del Senato intende continuare ad approfondire il problema delle cure mancate per i pazienti non covid-19 nel 2020 e 2021, il livello di attuazione delle misure emergenziali per il potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e per il recupero delle liste di attesa, congiuntamente al grado di utilizzo delle relative risorse stanziate per le Regioni.

Per questo nei prossimi giorni sarà audita Salutequità, Associazione per la valutazione della qualità delle politiche per la Salute, nell’ambito dell’affare assegnato sulla medicina territoriale.

Questo quanto deciso nel colloquio tra la Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Annamaria Parente e il Presidente di Salutequità, Tonino Aceti.

“Siamo lieti che il Senato abbia riconosciuto e si faccia carico attivo del problema che la nostra Associazione ha sollevato fin dall’anno scorso e ci mettiamo a disposizione per fornire tutti i dati e le valutazioni che servono”, ha detto Aceti.

Quello delle cure mancate durante la pandemia e da recuperare è un vero tsunami per il servizio sanitario nazionale: oltre un milione e 300mila ricoveri saltati, di cui più di 500mila urgenti. Radioterapia, chemioterapia, ricoveri per il tumore alla mammella, ai polmoni, al pancreas, impianto defibrillatori e pacemaker, interventi cardiochirurgici maggiori: il calo nel 2020 è tra il 10 e il 30% a seconda della prestazione. E anche i trapianti hanno fatto marcia indietro: -8 per cento. E poi – continua Aceti – 144,5 milioni di prestazioni specialistiche ambulatoriali in meno, 90 milioni di prestazioni di laboratorio sempre in meno, così come 8 milioni di prestazioni di riabilitazione e 20 milioni di diagnostica”.

Per questo abbiamo apprezzato l’attenzione al problema mostrato dalla Presidente Parente, che ringraziamo – ha concluso Aceti”

giovedì, 24 Giugno 2021 / Pubblicato il In Primo Piano, News in Home

Le persone con malattie croniche in Italia sono 26 milioni, il 43% della popolazione. Di questi il 39% ha una cronicità (23,5 milioni che possono essere assistiti nelle Case di comunità e negli ospedali di comunità) e il 4% una cronicità complessa (multi-cronicità anche gravi: 2,5 milioni di persone con cure domiciliari di II e III livello, cure palliative e hospice).

 

Le malattie croniche costituiscono la principale causa di morte in quasi tutto il mondo, in Europa si stima siano responsabili di una spesa sanitaria valutabile intorno ai 700 miliardi di euro per anno e la causa di circa l’86% dei decessi. Ma l’Italia, pur ponendosi agli ultimi posti nella classifica dell’Europa a 28 (dal 2020 a 27 per Brexit), presenta (dati Eurostat) forti differenziazioni regionali con percentuali di decessi per cronicità sul totale dei decessi che vanno da meno del 19% nelle Regioni del Nord a quasi il 25% in quelle del Sud. E un’ulteriore diversità – sempre secondo i dati Eurostat – è tra uomini (19,6% nel 2019) e donne (24,5%). Secondo il profilo della Sanità italiana 2020 della Commissione Europea, pubblicato dall’OCSE, circa la metà degli italiani dichiara di soffrire di una o più malattie croniche dopo i 65 anni, anche se è sbagliato pensare che siano patologie solo dell’anziano.

Nonostante il loro enorme impatto, l’azione di risposta dell’Italia si è sviluppata a rilento e a macchia di leopardo tra le Regioni.

A distanza di quasi 5 anni dall’Intesa Stato Regioni sul Piano nazionale delle cronicità di settembre 2016, tutte le Regioni, lo hanno recepito ma con tempi e modalità che vanno dai 2 mesi della Puglia agli oltre 3 anni della Sicilia; differenze sono riscontrabili anche nella tipologia di atti di recepimento: Delibere di Giunta Regionali o Delibere del Commissario ad Acta le più frequenti, ma anche Delibere del Direttore Generale o Leggi Regionali quelle rilevate.

Ci sono poi recepimenti formali come, ad esempio, quelli di Molise e Calabria e recepimenti più sostanziali, cui sono seguiti strategie e azioni puntuali per attuare concretamente i contenuti e il modello del Piano Nazionale della Cronicità. E’ il caso, solo per fare alcuni esempi, del Piemonte, dell’Umbria e del Veneto che lo ha recepito direttamente all’interno del proprio Piano socio sanitario regionale 2019-2023.

La pandemia, come ha avuto modo di evidenziare Salutequità, ha impattato sui pazienti non-Covid, a partire dalle persone con cronicità, mettendo in evidenza da una parte la fragilità del sistema di presa in carico territoriale, dall’altro alcune innovazioni e semplificazioni da mantenere, come pure cambiamenti da continuare a mettere a punto.

Per questo Salutequità ha avviato una ricognizione analitica per rimettere al centro l’attenzione rispetto alle politiche per la Cronicità come case study e sfida per l’equità, riconosciuta come tale anche ante-covid e fare il punto per rilanciare, ammodernare e integrare la strategia del Piano Nazionale Cronicità.

Il progetto, realizzato grazie al contributo non condizionato di UCB, Merck Group, Sanofi e Servier, si articola in quattro fasi: raccogliere evidenze; confronto tra tutti gli stakeholders valorizzando le competenze delle associazioni di pazienti-cittadini e dei professionisti socio-sanitari; individuazione e condivisione delle priorità; stesura di un Report finale (analisi e proposte) con un evento di presentazione per discutere con i soggetti chiave le evidenze e le priorità prodotte.

“Purtroppo – spiega Tonino Aceti, Presidente di Salutequità – la mancata/ritardata attuazione e/o l’attuazione a macchia di leopardo da parte delle Regioni, di Leggi e/o atti di programmazione sanitaria nazionale già approvati, continua a rappresentare una tra le principali criticità dell’attuale governance del Servizio Sanitario Pubblico, che contribuisce a minare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni e ad aumentare le attuali disuguaglianze che già esistono tra le Regioni. Produrre dati e informazioni sulle politiche per la cronicità, selezionare le priorità insieme agli attori protagonisti e insieme portarli all’attenzione della politica e delle amministrazioni è quel che faremo nei prossimi mesi. L’attuazione e l’ammodernamento del Piano nazionale della cronicità rappresenta una vera e propria priorità sulla quale tutti dobbiamo subito lavorare, e il Covid-19 lo ha reso drammaticamente evidente, anche perché se da una parte il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza stanzia molte risorse per la costruzione dell’infrastruttura dell’assistenza socio-sanitaria territoriale, dall’altra c’è bisogno anche di una strategia/modello di presa in carico chiaro, che tenga conto di tutte le innovazioni positive prodotte durante la pandemia e che sia applicato in tutto il Paese”

“Le malattie croniche causano ogni anno 38 milioni di decessi e nei prossimi dieci anni si prevede che aumenteranno del 17% – conclude Aceti – e per questo devono essere monitorate e adeguatamente affrontate, secondo i principi che Salutequità fa suoi e porta avanti: sviluppo e implementazione di uno specifico sistema di sorveglianza sullo stato dell’accesso alle cure e sulla presa in carico di tutti i pazienti, alimentato da un costante flusso informativo delle Regioni”.

mercoledì, 23 Giugno 2021 / Pubblicato il Report

Il 4° Report “Le cure mancate nel 2020” rappresenta un ulteriore tassello dell’impegno di Salutequità volto ad aumentare il livello di
attenzione pubblica sul tema dell’assistenza garantita ai pazienti non Covid-19 che nel corso della pandemia (2020-2021) si sono
scontrati con una difficoltà di accesso alle cure senza precedenti.
Il Report si inserisce all’interno dell’”Osservatorio permanente sullo stato dell’assistenza ai pazienti NON Covid-19”, attivato da
Salutequità per dimensionare costantemente il fenomeno e offrire alle istituzioni e a tutti gli altri stakeholder un quadro costante e
aggiornato delle principali evidenze, nonché per stimolare interventi normativi volti a introdurre azioni di miglioramento.

A QUESTO LINK IL IV REPORT SALUTEQUITA’

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